Indagine Cesena: maxi frode, bufera sulla gestione Campedelli

Indagine Cesena: maxi frode, bufera sulla gestione Campedelli

Fondi neri per svuotare le casse: sotto accusa anche l’ex direttore generale, un commercialista e alcuni imprenditori

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Riciclaggio, frode fiscale, associazione per delinquere, simulazione di reato e falso in bilancio. Sono queste, si apprende dall’Ansa, tutte le accuse formulate dagli investigatori della Guardia di Finanza di Cesena che, su diretta delega del Procuratore della Repubblica di Forlì, Sergio Sottani, hanno portato al termine l’inchiesta sulla precedente gestione del Cesena Calcio, che ha visto coinvolti l’ex presidente Igor Campedelli, l’ex direttore generale Luca Mancini, il professionista Luca Leoni, gli imprenditori Potito Trovato e Coclite Mastrorazio. Ci sarebbe anche la cessione di Yuto Nagatomo all’Inter nel gennaio del 2011 tra le vicende finite al centro dell’indagine. L’accusa di falso in bilancio è infatti ipotizzata in relazione alle plusvalenze realizzate dal Cesena con la compravendita di diversi calciatori, tra cui appunto il giapponese. Secondo gli investigatori della Guardia di Finanza dunque, in alcuni casi il valore dei giocatori sarebbe stato sopravvalutato, con l’obiettivo di ridurre sensibilmente le perdite d’esercizio. Una circostanza che, in base al dlgs 231 del 2001 – quello sulla responsabilità amministrativa delle società e degli enti – potrebbe costare al Cesena una sanzione pecuniaria molto elevata. Le accuse nei confronti dei sette indagati sono scaturite dall’analisi delle carte sequestrate nella sede del Cesena calcio nell’aprile del 2014, un migliaio di faldoni contenenti documenti relativi agli apparati contabili di 25 società, e dagli accertamenti svolti su un centinaio di conti correnti bancari, anche di San Marino. Le verifiche, dicono gli investigatori e gli inquirenti, hanno consentito di accertare come le casse della società siano state svuotate attraverso la realizzazione di falsi contratti per fornitura di servizi, realizzazioni di lavori e consulenze, giustificati con fatture false per un totale di 7 milioni.
In sostanza l’ex presidente, gli imprenditori e i commercialisti, sostengono ancora gli investigatori della Guardia di Finanza, avrebbero costituito una vera e propria associazione e, approfittando dei loro ruoli, avrebbero messo in atto una serie di raggiri contabili e amministrativi attraverso la creazione di documenti falsi, con l’obiettivo di realizzare indebiti risparmi d’imposta e creare fondi neri.

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